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Attualità

Decreto dignità: via libera dal Consiglio dei Ministri. Cosa prevede?

Decreto dignità

Decreto dignità: il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al provvedimento voluto dal ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio

Cosa prevede

Il decreto prevede regole più stringenti per limitare il ricorso ai contratti a termine e i licenziamenti, misure contro la pubblicità del gioco d’azzardo, norme per disincentivare le “delocalizzazioni” di imprese all’estero, interventi nel campo delle procedure fiscali.

Contrasto al precariato

Il limite massimo di durata dei contratti a termine scende da 36 a 24 mesi, con un tetto di 4 proroghe invece delle attuali 5. Dopo il primo contratto di 12 mesi, o per i contratti più lunghi, torna l’obbligo di specificare le causali, come incrementi significativi e non programmabili dell’attività, picchi stagionali o esigenze “temporanee e oggettive” di sostituzione di lavoratori. Queste nuove regole si applicano anche ai contratti a tempo determinato in somministrazione. Per le aziende ogni rinnovo avrà un costo contributivo maggiorato dello 0.5%. Nel campo dei contratti a tempo indeterminato, o più precisamente “a tutele crescenti”, viene portato da 24 a 36 mensilità il tetto per l’indennizzo dovuto per i licenziamenti senza giusta causa.

Contrasto alla delocalizzazione e la salvaguardia dei livelli occupazionali

Le imprese che ricevono aiuti statali per investimenti produttivi decadono dal beneficio se spostano all’estero, in Stati non appartenenti all’Unione Europea, l’attività prima di cinque anni. In caso di decadenza si applica una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma in misura da due a quattro volte l’importo dell’aiuto fruito. L’importo del beneficio da restituire sarà inoltre maggiorato di un tasso di interesse pari al tasso ufficiale di riferimento, vigente alla data di erogazione o fruizione dell’aiuto, maggiorato di cinque punti percentuali. Nel caso in cui la concessione di aiuti di Stato preveda una valutazione dell’impatto occupazionale, i benefici vengono revocati in tutto o in parte in caso di riduzione occupazionale (superiore al 10%) nei successivi 5 anni dall’investimento. La decadenza dal beneficio è disposta in misura proporzionale alla riduzione del livello occupazionale ed è comunque totale in caso di riduzione superiore al 50%. L’iper-ammortamento spetta a condizione che i beni agevolabili siano destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato. Se nel corso del periodo di fruizione i beni agevolati vengono ceduti, a titolo oneroso o destinati a strutture produttive situate all’estero, si procede al recupero dell’iper-ammortamento.

Contrasto alla ludopatia

Scatta il divieto totale sulla pubblicità di giochi o scommesse con vincite in denaro, con pesanti sanzioni a carico di tutti i contravventori pari al 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità, ed un minino di 50 mila euro di multa, che salgono a 100-500mila euro se rivolta a minori. Ad accertare le violazioni e comminare le sanzioni sarà l’Agcom-Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, mentre è previsto che gli incassi vadano a finanziare il fondo per il contrasto al gioco d’azzardo patologico. Il nuovo divieto si applica, dalla data di entrata in vigore del decreto, a «qualsiasi forma di pubblicità, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse manifestazioni sportive, culturali o artistiche, trasmissioni televisive o radiofoniche, stampa quotidiana e periodica, pubblicazioni in genere, affissioni e internet», mentre dal 2019 varrà anche per «le sponsorizzazioni e tutte le forme di comunicazione». Sono esclusi i contratti in essere, le lotterie nazionali a estrazione differita, a partire dalla Lotteria Italia, ed i luoghi sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli.

Semplificazione fiscale

Viene abrogato il decreto ministeriale che elenca gli elementi indicativi di capacità contributiva, il redditometro, per i controlli ancora da effettuare sull’anno di imposta 2016 e successivi. Viene abolito lo split payment, cioè la ritenuta dell’Iva sulle fatture dei fornitori di servizi alla Pubblica Amministrazione, ma solo per i professionisti.

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