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Deconsolidamento Espresso, a rischio cessione altre tre testate

Quale futuro per “La Nuova Sardegna”, “Alto Adige” e “Trentino”?

Lo scorso 7 settembre il gruppo editoriale “Espresso” ha venduto due delle sue testate gioiello a terzi. A una settimana dalla notizia arrivano ora nuovi aggiornamenti: in un comunicato a firma del coordinamento dei Cdr Finegil si legge infatti che «sono in corso “ragionamenti” in forma preliminare su altre tre testate – La Nuova Sardegna, Alto Adige e Trentino – che dunque potrebbero uscire dal perimetro del gruppo». È nell’aria quindi un nuovo colpo di mannaia, lo stesso che ha già tagliato fuori i quotidiani “La Città di Salerno” e “Il Centro”. Una decisione – quella della vendita dei due quotidiani – improvvisa, comunicata alle rispettive redazioni in maniera non proprio ortodossa (parliamo di una videoconferenza non annunciata) che ha scatenato un vero e proprio putiferio, reazioni indignate e la solidarietà ai giornalisti coinvolti da parte di colleghi, enti e associazioni.

 

I motivi della messa in vendita.

A monte della decisione di vendere le testate c’è la fusione tra Espresso e Itedi, la società editrice di Stampa e Secolo XIX, che in realtà, avrebbe portato a due soluzioni possibili per il colosso editoriale della famiglia De Benedetti: vendere alcune testate locali o abbassare la tiratura complessiva dei giornali. Il limite di legge, infatti, impone un tetto massimo del possesso del 20% della tiratura complessiva dei quotidiani. Soglia che evidentemente sarebbe stata superata. E allora si è scelta la prima strada.

 

Gli agnelli sacrificali

Primi agnelli sacrificali sono stati, dunque, il quotidiano abruzzese “Il Centro” acquistato dal re delle cliniche private abruzzesi Luigi Pierangeli (non nuovo nel panorama dell’editoria locale essendo anche il patron della televisione locale abruzzese Rete8) e “La Città” di Salerno alla società So.Ge.P.Im S.r.l., holding della famiglia Lombardi-Scarlato. I due quotidiani dovranno passare ai nuovi proprietari entro il 31 ottobre 2016.

 

È stato di agitazione

Alla luce degli ultimi sviluppi, il coordinamento dei Cdr Finegil ha fatto sapere, tramite comunicato stampa, di aver chiesto all’azienda l’impegno a esplorare e a percorrere tutte le possibilità alternative perché sia evitata al gruppo la perdita ulteriore di un grande patrimonio di professionalità, affinchè il rafforzamento rappresentato dall’acquisizione di due testate importanti come La Stampa e Il Secolo XIX non avvenga con il depauperamento dell’assetto attuale della Finegil. Per questo, nel perdurare di una situazione di pesante incertezza, dichiara lo stato di agitazione, da attuarsi in forme che saranno decise e comunicate dopo le consultazioni con le singole assemblee.

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