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Brasile, il ritorno di Luca in Italia dopo un anno

Il coronavirus, i voli bloccati la sosta in Brasile per un anno e tre mesi fino al ritorno. La storia di Luca che ritorna in Italia.

Un anno e tre mesi sono passati. Il volo in Brasile e un ritorno che si è posticipato di oltre trecentosessantacinque giorni. E’ l’effetto pandemia che ha colpito moltissimi italiani che per lavoro, viaggio o svago si sono trovati a vivere un periodo della loro vita, lontano dall’Italia. In questo anno ho intervistato Luca per due volte e ora al suo ritorno, rimandato diverse volte durante il 2020.

Luca bentornato!
Grazie mille. Sono rientrato il 26 aprile, dieci giorni di quarantena, tamponi negativi e finalmente in giro.
Com’è stato il ritorno?
In volo eravamo diversi italiani. Abbiamo fatto scalo a Lisbona e poi siamo arrivati a Roma. Per tornare a casa ho affittato un’auto.
Controlli all’aeroporto?
Oltre a chiederci la provenienza e a dividerci non ho visto altro. I controlli sugli arrivi sono molto blandi e ovviamente sei tu a decidere in quale fila metterti. Personalmente mi sono autodenunciato, fatto quarantena e tampone, ma mi chiedo se lo facciano tutti. Basterebbe una piattaforma di controllo dove verificare i passeggeri con passaporto e tampone, e di sicuro, le maglie dei controlli sarebbero migliori.

Situazione in Brasile?
Nello stato di Cearà, dove ho vissuto, non ci sono stati tutti i morti che avete visto in tv. La zona più devastata dal virus è stata l’Amazzonia. Ovviamente ci sono state misure restrittive come il coprifuoco alle 20.00 durante la settimana e poi alle 17.00 durante il week-end.

E’ cambiata la vita in Brasile in questo anno di pandemia?
Certo, abbiamo iniziato il lockdown il 19 marzo 2020. In Brasile c’era molto spavento per le immagini che arrivavano dall’Italia, le bare sui mezzi militari e anche noi italiani venivamo visti con sospetto. In questo anno la quotidianità è stata stravolta, poche persone in strada e nessuno in spiaggia. Quindici chilometri di costa pattugliata dai poliziotti in moto, a cavallo, a piedi e in auto. La sabbia e il mare erano off-limits.

E i cittadini?
Ovunque andassi gel igienizzante e se ti trovavano senza mascherina le forze dell’ordine erano pronte a dartene una. Negli ascensori ci sono le tv con i messaggi preregistrati che continuano a ripetere le buone prassi legate all’igiene e alla distanza e soprattutto a ricordare che la pandemia non è finita.

E che idea hanno i brasiliani dell’Italia?
Oltre ad essere stati i primi ad essere colpiti dal virus dopo la Cina, spesso mi è stato chiesto se è vero che l’italiano non fa la doccia tutti i giorni. In Brasile c’è una forte cultura dell’igiene e della cura del corpo, spesso mi è capitato di vedere che anche i senzatetto, bambini soprattutto, durante la giornata raccolgono l’acqua per lavarsi. Comunque, ho subito smentito queste false voci.

Che immagine hai del Brasile?
Un Paese con ombre e luci, ma avanti nell’utilizzo delle tecnologie e della mobilità. Due esempi: il primo l’utilizzo del bancomat; anche l’ambulante per strada che vende sigarette ti fa strisciare. La lotteria degli scontrini è attiva da già quattro anni ed è normale non pagare in contanti. Secondo, l’auto è un mezzo per spostarsi e non un bene di proprietà. Funziona benissimo l’applicazione Uber per spostarsi e molti lo fanno per lavoro. Non di rado le ragazze quando le inviti ad uscire ti chiedono: “Mi chiami tu Uber?”

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