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Cold Case, a Montoro nel ’43 un bombardamento uccide 13 persone

Ritornano i cold case di Donato Ragosa. Questa volta andiamo a Banzano di Montoro, in località Fontana Vetere, per riscoprire la morte di 13 persone.

Ritornano i cold case di Donato Ragosa. Questa volta siamo alla frazione Banzano di Montoro, In località Fontana Vetere, dove vicino ad una antica sorgente giace una storia dimenticata. E’ la storia di 13 persone, donne e ragazzi, uccisi da un bombardamento nel 1943. Una storia poco conosciuta.

Un nuovo cold case da raccontare per Donato Ragosa.

Questa volta si parte da un bombardamento nel 1943, a buttare le bombe sono gli alleati che colpiscono una piccola contrada a metà strada tra le frazioni Banzano e Borgo di Montoro. Muoiono sotto le bombe 13 persone e se ne salva solo una, per caso: è una ragazza. Si chiama Viola Capriolo. Al suo ritorno da casa non c’è più nessuno: sono tutti morti per le bombe. Il tempo di allontanarsi e a Fontana Vetere cala per sempre il silenzio.

Durante il bombardamento muoiono: Maria Libertino di anni 58, Marianna Crudele di anni 45, Carmela Iannuzzi di anni 46, Filomena Palombo di anni 26, Giuseppa Parrella di anni 21, Domenica Capriolo di anni 19, Saverio Cerrato di anni 19, Immacolata Citro di anni 15, Lucia Zambrano di anni 5, Pantaleone Zambrano di anni 3, Antonietta Capriolo di anni 3, Carmela Zambrano di anni 1 e Arturo Capriolo di anni 1.

A parlarne non c’è solo Donato, ma anche Assunta Capriolo, una gentilissima signora che ha raccolto la testimonianza di Viola, mancata qualche anno fa.

Donato, come hai scoperto questa storia?
Per il 2 giugno la scuola di primo grado di Lessona, in provincia di Biella, pianterà un albero su un terreno composto da diverse zolle di terra, provenienti da tutti i paesi italiani con eventi storici significativi. Ho pensato di raccogliere la terra di questa contrada di Montoro, dopo aver conosciuto la storia del bombardamento in cui morirono 13 persone.

Come si chiama questo posto?
Donato: Fontana Vetere, ci sono arrivato grazie alla signora Assunta Capriolo. E’ stata lei a portarmi lì. In questo luogo sono morte 13 persone il 18 settembre 1943, alle ore 15:00 . Sono riportati tra i caduti del Comune di Montoro Inferiore, pur essendo abitanti di Montoro Superiore. Di loro c’è solo una lapide con le foto al cimitero di Banzano.

Signora Assunta, chi erano queste persone?
Assunta: Appartenevano tutti alla stessa famiglia. Lì vicino abitava mio nonno. Mia mamma ci aveva portato anche mio fratello che all’epoca aveva 3 anni. Le bombe caddero a pochi metri dalla casa di nonno. Si salvò solo una ragazza: Viola. Si allontanò dal posto per recarsi a casa sua, al ritorno erano tutti morti. Dopo la guerra avendo perso mamma e fratelli emigrò in Argentina per raggiungere sorella e papà. Quando tornava, spesso mi raccontava il suo rammarico per non aver portato con sè quel giorno uno dei bambini che le chiedeva con insistenza di andare con lei. Al ritorno lo trovò morto.

Questi caduti sono ricordati dal Comune di Montoro?
Donato: Sono riportati tra i caduti del Comune di Montoro Inferiore pur essendo abitanti di Montoro Superiore.
Assunta: Di loro c’è una lapide privata con le foto al cimitero di Banzano. Fu fatta realizzare dalla seconda moglie del papà di Carmela e Pantaleone Zambrano. Al suo ritorno dalla guerra, come soldato, non ritrovò più moglie e figli.

Come mai si trovavano tutte queste persone nello stesso posto?
Assunta: All’epoca le famiglie erano più numerose e molti cercavano rifugio dai bombardamenti nelle campagne. Lì a Fontana Vetere c’era e c’è una piccola sorgente dove chi abitava nella contrada si riforniva per l’acqua.

E ora?
Donato: Per ora la zolla di terra è partita per Biella. Ho raccolto i nominativi delle vittime e speriamo che il Comune possa attivarsi per una lapide in loro memoria. Sarebbe un bel modo di celebrare la prossima Festa della Repubblica.

Qualche altro tuo cold case ,Donato?
Mi sto concentrando sulla mia famiglia, ho chiesto la cittadinanza onoraria al Comune di Vittorio Veneto, ai tre fratelli Ragosa, uno di questi è mio nonno.

Nicola è caduto in guerra a 18 anni nel 1918, Raffaele, ferito ad una gamba nel 1915 a Monfalcone, morì nel 1920 per i postumi della guerra. Era stato al fronte in trincea e aveva scritto all’epoca al ministro dell’Interno per denunciare le loro condizioni di vita. Chiuse la lettera con l’esclamazione: “Quel boia di Salandra.” Ultimo dei fratelli Gennaro, morto nel’60, mio nonno.

Nel 2017 il Consiglio comunale di Vittorio Veneto ha istituito la cittadinanza onoraria a tutti i combattenti italiani della Grande Guerra, caduti sui campi di battaglia, o per effetto di ferite subite nei combattimenti, o scomparsi precedentemente al 50° anniversario della vittoria e io ne ho fatta richiesta per loro.

Attualmente sono alla ricerca delle foto di questi tre fratelli, potrebbero essere nelle mani di un collezionista. Mi piacerebbe chiudere il cerchio su questa storia, chi vuole mi può contattare su facebook oppure inviandomi una e-mail a donato.ragosa@hotmail.it

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