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Cava de’ Tirreni: 70 mila euro per la riqualificazione case popolari di Pregiato

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Cava de’ Tirreni. Buone notizie, si spera, per i residenti delle case popolari nella frazione di Pregiato. 70 mila euro per la riqualificazione dai fondi ex-legge 219 del 1981

Quelle che ormai sono conosciute da tutti come le “palazzine colorate” alle spalle del Paleventi, saranno presto oggetto di un intervento di riqualificazione che – nelle intenzioni dell’amministrazione – servirà a sbloccare l’impasse che si è creata con la ditta appaltatrice per la realizzazione e l’ultimazione del terzo lotto di alloggi nella stessa area, bloccati per un contenzioso da oltre due anni.
Nel corso dell’ultima assise cittadina, infatti, la giunta del sindaco Servalli, con il voto favorevole della maggior parte dei consiglieri comunali, ha provveduto a rimodulare e ridestinare i fondi ex-legge 219 del 1981 per la ricostruzione e lo sviluppo delle zone della regione Campania disastrate per effetto del terremoto del novembre 1980. Si tratta di 350 mila euro, dei quali 70 mila per la riqualificazione delle case popolari di Pregiato.
Fari puntati, dunque, soprattutto sulla questione case popolari. Da anni, infatti, le abitazioni – seppure di recente costruzione – versano in condizioni di precaria vivibilità. Più volte gli assegnatari sono stati protagonisti di rimostranza e lamentele varie: passino infatti i garage incompleti o gli ascensori mai installati, ma a preoccupare più volte sono stati i cedimenti di intonaco e i soffitti pregni di muffa e infiltrazioni.
La questione case popolari di Pregiato è stata più volte all’attenzione del dibattito cittadino in quanto il terzo lotto resta attualmente incompleto e bloccato. Il tutto a causa dei problemi sorti tra le ditte appaltatrice che negli anni si sono susseguite e l’amministrazione stessa. Un cane che si morde la coda, insomma, e ulteriori 300 mila euro in ballo. La cifra fa riferimento al corrispettivo che la terza impresa affidataria avrebbe dovuto ricevere per l’ultimo stato di avanzamento dei lavori; soldi, però, che il Comune aveva preferito congelare alla luce delle gravi carenze riscontrate negli alloggi completati e assegnati, invitando la ditta a provvedere prima alla risoluzione dei problemi emersi e poi di procedere all’edificazione delle restanti abitazioni, previste nella stessa area. Direttive però che la ditta in questione si sarebbe rifiutata di rispettare pretendendo, invece, somme aggiuntive per varianti non dovute o, in alternativa, la rescissione del contratto. Da qui l’impasse che, ad oggi, pesa sulle spalle degli ex-terremotati tutti: perché a farne le spese non sono solo gli assegnatari degli alloggi popolari (che si trovano a combattere continuamente contro muffe, infiltrazioni, crepe e ascensori non collaudati), ma anche coloro che vivono nel limbo degli alloggi parcheggio aspettano di rientrare nelle prossime assegnazioni.

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