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Cava. L’avv. Panza spegne 90 candeline

Compie oggi 90 anni ma sprizza dagli occhi tutto l’entusiasmo e la vivacità di una mente brillante che conosce la Città come le sue tasche.

Così, l’avvocato Gaetano Panza ha deciso di raccontarsi e raccontare Cava de’ Tirreni, con un occhio al futuro sulla scorta della grande esperienza del passato. L’abbiamo raggiunto a casa sua, dove purtroppo è costretto a letto per una caduta che tuttavia non ha scalfito la sua voglia di parlare della sua città. E l’abbiamo ascoltato volentieri.

Nato nel 1928 A Cava de’ Tirreni, Gaetano Panza esercita tuttora la professione di avvocato. Socialista, si è dedicato fin da giovanissimo all’attività politica, impegnando nell’amministrazione della città di cui è stato consigliere dal 1952 al 1992 e, in diversi periodi, vicesindaco e assessore.

Ha fatto la storia della città, è un avvocato rinomato ma non solo.

Sono un uomo della Prima Repubblica, attore e partecipatore di tutti gli eventi dal ’44 a oggi. A 18 anni ho fatto la battaglia per la Repubblica e, pure essendo un borghese, aderii al Partito Socialista, segretario della Camera del Lavoro. Dal 1952 al 1992 sono sempre stato amministratore comunale, anche vicesindaco e assessore. Professionalmente avvocato civilista e commercialista, esperto in materia di lavoro e fallimentare. Sono stato banchiere, per tredici anni vicepreside della Cassa di Risparmio Salernitana, e altri tredici anni vicepresidente della Banca Popolare di Salerno.

Una personalità poliedrica dunque. È per questo che la città le riconosce un ruolo? Sappiamo che è stato ed è tuttora un punto di riferimento per molti politici cavesi, di ieri e di oggi.

Sono l’ultimo della generazione che ha dato a Cava la classe dirigente e oggi suggeritore dei vari candidati di tutti i partiti i quali si rivolgono a me per risolvere insieme i problemi della città. Il mio grande desiderio, ora, è che la nostra città abbia una classe dirigente nuova con un recupero del passato sotto il profilo della esperienza che si può offrire ai più giovani. Invece oggi si assiste al fatto che i giovani ritengono che il solo ricordo del passato sia negativo. E invece il passato serve ad evitare gli errori e usufruire delle esperienze che porta con sé.

Ha conosciuto tutti i sindaci che si sono susseguiti negli ultimi quarant’anni e le cose a livello politico sono cambiate per forza di cose. Cosa manca oggi al sindaco in quanto carica istituzionale, rispetto al ruolo che aveva quarant’anni fa?

Ai miei tempi il potere esecutivo era nelle mani del sindaco e degli assessori. Personalmente firmavo non meno di trecento atti all’anno in qualità di vicesindaco e assessore ai lavori pubblici. Adesso invece il potere si è trasferito ai dirigenti. Ai miei tempi la giunta si occupava degli appalti, la gestione era degli assessori che pedissequamente seguivano ogni lavoro. Oggi se ne importano poco o nulla e tutto è in mano ai dirigenti, il che significa in mano alla burocrazia e ai suoi tempi.

Il sindaco che ha modificato in meglio questa città?
Eugenio Abbro.

E in peggio?
Luigi Gravagnuolo, non me ne voglia, ma ha illuso la città. Un esempio? Il Millennio all’Abbazia che avrebbe dovuto portare milioni alla città e invece ci siamo ritrovati con appena 600 mila euro e abbiamo rifatto solo la facciata della Abbazia Benedettina. Poi è stato l’unico sindaco a dimettersi.

Se fosse lei oggi, per un giorno, il sindaco di Cava?
Ho sempre scartato questa ipotesi. Ero avvocato e dovevo fare l’avvocato, a me piaceva vivere il partito, l’organizzazione, la sezione. Stare dietro le quinte e battermi per la difesa dell’aborto, per il divorzio. Ad ogni modo, la cosa che farei è eliminare quelle “cambiali” elettorali creandomi uno staff di poche persone, massimo sei, che mi diano la possibilità di confrontarmi e mi aiutassero davvero. Professori universitari, tecnici professionalizzati. Servalli, che ha comunque tutto il mio sostegno, si è circondato di troppi consiglieri e alla fine nessuno di quelli lo aiuta davvero, e allora si ritrova da solo. Ed è qui che sbaglia, gliel’ho detto più volte ma non mi ascolta. In sostanza, da sindaco mi libererei delle “sciartapelle” che ruotano dentro e intorno a Palazzo di Città e agirei da leader.

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