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Cava de’ Tirreni: ospedale, il consiglio comunale rimanda alla Commissione sanità

La seduta fiume dell’assise cittadina si conclude con la lettura dell’ordine del giorno dell’assessore Armando Lamberti e rimanda la decisione alla Commissione sanità

Cava de’ Tirreni. A circa due mesi dai provvedimenti di depotenziamento dell’ospedale “Santa Maria Incoronata dell’Olmo” disposti dall’AOU “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” e dopo le pressanti richieste arrivate dalla minoranza, si è tenuto finalmente nel pomeriggio di ieri il consiglio comunale monotematico in merito al futuro del presidio cavese dopo la sospensione delle attività del reparto di Terapia Intensiva e l’accorpamento delle unità operative di Ortopedia e Chirurgia per trasferire personale al covid center “Da Procida” di Salerno.

Una seduta fiume che si è protratta per tutto il pomeriggio e nel corso della quale sono emerse una serie di proposte e ipotesi perseguibili per garantire che l’ospedale cavese possa – a emergenza covid superata – ritornare non solo pienamente operativo, ma anche potenziato nei servizi sanitari offerti alla cittadinanza.

«L’ospedale non è chiuso, non è mai stato chiuso e non lo sarà in futuro – ha voluto subito precisare il sindaco Vincenzo Servalli –. Pur in un periodo nel quale l’operatività di tutti gli ospedali non direttamente interessati alla gestione del covid hanno subito sospensione delle attività ambulatoriali, tuttavia nel 2020 abbiamo registrato comunque 15 mila accessi al nostro pronto soccorso, 510 ricoveri in medicina, 255 in cardiologia, 352 in pediatria, 550 in ortopedia e 570 in chirurgia».

«Numeri, insomma, – continua il primo cittadino – che testimoniano come l’ospedale abbia continuato a lavorare. Finita l’emergenza, sono certo, che i medici di rianimazione, chirurgia e ortopedia tornino operativi nel presidio cavese, anche considerata la carenza di personale registrata già prima della pandemia. Ma la priorità resta capire che ruolo dovrà avere il nostro presidio nell’ambito del comprensorio dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Ruggi d’Aragona”, d’altronde gli stessi vertici hanno già stanziato 4 milioni di euro per lavorare a un pronto soccorso degno di questo nome, spostare la cardiologia ai piani superiori e disporre un potenziamento alla rianimazione».

L’invito alla collaborazione arrivato dal sindaco Servalli («Abbiamo bisogno di una minoranza, non di un’opposizione» ha detto a inizio assise) ha trovato concordi gli esponenti di minoranza.

A farsi portavoce delle istanze della minoranza sono stati, quindi, il consigliere de “La Fratellanza”, Lugi Petrone, e il consigliere del gruppo “Siamo Cavesi”, Raffaele Giordano.

La direzione è apparsa concorde: dai banchi della minoranza l’appello è a specializzare il nosocomio cavese per garantire l’operatività futura.

«I numeri rendono merito e onore a chi lavora nel nostro ospedale – ha aggiunto Raffaele Giordano –. Ma poi ci sono i colleghi costretti a fare 10 turni al pronto soccorso, o chi non riesce a operare, operatori demansionati. La realtà è diversa da quella delineata dai numeri: in questo istante il nostro ospedale ha 42 posti letto. Vogliamo tendere la mano ma non dobbiamo nasconderci dietro i numeri, la realtà degli ultimi cinque anni ci dice che l’ospedale viene spopolato di continuo. Sull’ospedale di Cava bisogna investire con una mission: diamogli uno scopo altrimenti si auto-chiude. Devono essere realizzati obiettivi chiari che direzionino il futuro dell’ospedale. So che non è una competenza del sindaco ma dobbiamo sollecitare, abbiamo bisogno di primari di primo livello. Dobbiamo pretendere il meglio per il territorio. Se così sarà allora supporteremo il sindaco, altrimenti saremo opposizione».

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