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Cava de’ Tirreni: edilizia popolare, la famiglia Della Valle in balia della burocrazia

Una chiesetta prefabbricata, dismessa, nel campo containers di via Luigi Ferrara, nella frazione di Pregiato; senz’acqua corrente, senza elettricità. Pochi metri quadri che da circa dieci giorni sono l’unico tetto sopra la testa per i coniugi Della Valle.

Una condizione al limite, solo l’ultima nell’elenco delle innumerevoli che si sono susseguite negli anni, che porta ancora i segni di una ricostruzione lenta e difficile, che testimonia come, ancora oggi, l’emergenza abitativa a Cava sia un problema attuale nonostante dal terremoto del novembre 1980 siano passati quasi 36 anni. I coniugi Della Valle aspettano un alloggio popolare che non arriva: nel frattempo si arrangiano come possono. Angelo, invalido al 64% e senza pensione, racimola qualche spicciolo recuperando rame, ottone e ferro da rivendere; la moglie, Anna De Simone, contribuisce come può lavorando come donna delle pulizie. Il quadro familiare si completa con tre figli – due maschietti e una femminuccia – di 14, 11 e 6 anni che fortunatamente i genitori sono riusciti a tenere lontano da quella baracca senza luce e senza acqua, grazie all’ospitalità di alcuni parenti. «Siamo in graduatoria ma questa casa non ce la vogliono dare e non riusciamo a capire perché – spiega Anna –. E, intanto, viviamo da dieci giorni tra la spazzatura e l’amianto, senz’acqua, senza elettricità. Io chiedo solo che qualcuno ci ascolti e ci aiuti a capire come muoverci».

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