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Cava de’ Tirreni. Comune indietro con i pagamenti del servizio mensa: la società batte cassa.

12 mila euro il credito vantato dalla ditta per il servizio mensa scolastica e refettorio casa di riposo ex Onpi. Trovato l’accordo.

Cava de’ Tirreni. Ammonta a circa 12 mila euro il credito vantato dalla ditta nei confronti di Palazzo di Città, ma gli avvocati riescono a strappare l’accordo ed evitare che la questione finisca in tribunale. La ditta, infatti, si è detta disponibile a trovare un accordo transattiva che dovrebbe prevedere il pagamento di 4000 euro e scongiurare così il rischio di ricorrere a carte bollate e accumulare altre spese.

La vicenda è venuta alla luce lo scorso 4 aprile, quando la ditta aggiudicataria dell’appalto del servizio di refezione scolastica e per gli ospiti della casa di riposo ex Onpi, creditrice del Comune della somma di 12 mila euro (a titolo di accessori maturati nel regolamento dei corrispettivi dovuti in costanza del rapporto per le prestazioni eseguite) ha notificato decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Nocera Inferiore nei confronti dell’Ente per il pagamento dell’importo a cui andrebbero sommate, poi, una serie di interessi e maggiorazioni.

«Il credito – si evince da una determina trasmessa dagli uffici da Palazzo di Città – scaturiva dal mancato pagamento di fatture regolarmente trasmesse».

Tutto regolare insomma, e se il Comune si fosse opposto al giudizio inevitabilmente l’ammontare della cifra sarebbe lievitata considerate le spese processuali.

Per questo motivo i tecnici del Comune, coadiuvati dai legali dell’Ente, si sono mobilitati tempestivamente per trovare una via d’uscita che non pesasse troppo sulle casse di Palazzo di Città.

«A seguito dell’istruttoria svolta dagli uffici interessati – si legge ancora nella determina – su sollecitazione arrivata dall’Avvocatura di Palazzo di Città, sono emersi elementi che hanno indotto a una definizione bonaria della vertenza al fine di evitare maggiori esborsi connessi alla prosecuzione della lite e all’esito verosimilmente sfavorevole di un giudizio di opposizione».

È stato dunque formulata dagli uffici una proposta di definizione transattiva dei rapporti che prevede il risarcimento dell’importo complessivo di 4000 euro a fronte delle rispettive e reciproche rinunce al decreto ingiuntivo e al giudizio di opposizione allo stesso, il tutto a tacitazione, saldo e soddisfo integrale di ogni pretesa.

Non è tardato ad arrivare l’ok da parte della società che si occupa del servizio, che, a questo punto, piuttosto che attendere lungaggini, ha preferito rinunciare al decreto di ingiunzione e accontentarsi, della somma prevista dalla proposta transattiva a patto che venga erogata in tempi celeri, così da risolvere il contenzioso.

«La società – si legge, infatti, a chiusura della determina a firma del dirigente del Settore Economico Finanziario, Francesco Sorrentino – ha accettato la proposta transattiva, a condizione di una celere definizione dei rapporti e quindi, di una prontezza nel pagamento dell’importo transattivamente e novativamente rideterminato».

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