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Cava. Il Castello di Sant’Adiutore si arrende all’abbandono

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Cava de’ Tirreni. Il Castello di Sant’Adiutore si arrende all’abbandono. La caduta di calcinacci dalla facciata simboleggia la “richiesta di aiuto” e di attenzione della rocca

Il Castello di Sant’Adiutore, simbolo e cuore della Città, dice basta, alza simbolicamente le mani e si arrende al poco amore.

Cosa può fare un maniero imponente, ma indifeso per ribellarsi e chiedere più attenzione? Se potesse batterebbe i piedi indignato. Per ovviare butta giù qualche pezzo di sé.
E’ quello che avrà pensato il Castello sentendosi solo e abbandonato lassù. I calcinacci caduti dalla facciata potrebbero essere la testimonianza del suo dissenso.
Non bastava che ad agosto sembrasse scomparso dal monte, almeno da un versante, ormai completamente nascosto dalla folta vegetazione che lo accerchia, che fatica tenere su i pezzi se nessuno si prende cura.
Abbiamo provato a scherzarci, ma la rocca è da tempo imbrigliata nelle liste chilometriche e nei labirinti burocratici dei bandi regionali e ministeriali, in attesa di quegli stanziamenti necessari per ridare valore storico-culturale e turistico, a uno dei simboli più sottovalutati del territorio cittadino.
Qualche intervento di ristrutturazione e ripristino era stato portato a termine nel 2015, tuttavia da allora nient’altro è stato fatto per rivalorizzare l’antica struttura.

In verità, da Palazzo di Città sono arrivate più volte rassicurazioni in risposta alle numerosissime richieste di riqualificazione e apertura al pubblico che pervengono costantemente dai cittadini e la soluzione più volte presa in considerazione, ma che ancora non ha visto la luce, sembra quella di affidare la gestione del Castello e dell’area circostante a privati o associazioni che potrebbero gestirla in modo tale che sia aperto almeno nei fine settimana per poter permettere visite e iniziative turistiche continuative nell’arco dell’intero anno.
Il tutto naturalmente dopo un’attenta opera di riqualificazione.

Il problema, come sempre, resta però la possibilità di reperire i fondi necessari per la riqualificazione, che potrebbero arrivare nelle casse del Comune direttamente dai fondi Pics, quelli stanziati dalla Regione Campania per il Programma Integrato Città Sostenibili e destinati all’attuazione di percorsi culturali, artistici e allo sviluppo sostenibile delle cittadine che li riceveranno. Il progetto, qualora finanziato e attuato prevede non solo la riqualificazione strutturale (restauro delle torri e dei bastioni) ma anche la rivalorizzazione culturale con l’organizzazione di visite guidate e la predisposizione di cartellonistica e postazioni che raccontino la storia del castello e della valle metelliana.

La domanda però resta. Nel frattempo? Gli chiediamo la pazienza di tenersi ben saldo?

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