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Caccia: dopo incendi e siccità, ambientalisti chiedono sospensione. Il NO delle associazioni venatorie

minaccia imminente

A pochi giorni dall’avvio della stagione venatoria si leva il coro delle associazioni ambientaliste che chiedono di sospendere da subito le attività venatorie, in attesa di verificare l’entità reale dei danni al patrimonio naturalistico della Regione Campania dopo una stagione estiva caratterizzata da siccità, caldo anomalo e incendi fuori controllo anche nelle riserve naturali e nelle aree protette.

Ad avanzare la richiesta al Governo, Enpa, Italia Nostra, Lac, Lav, Lipu e Mountain Wilderness.

A chiedere interventi straordinari a tutela della fauna era stato in precedenza anche il Wwf con una lettera inviata al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti e ai presidenti delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle D’Aosta e Veneto.

Nella missiva si invitava le amministrazioni locali ad adottare una limitazione dell’attività venatoria nella stagione 2017-2018 e in particolare uno stop all’apertura anticipata della caccia a qualsiasi specie e per tutto il mese di settembre per consentire agli habitat e alla fauna di recuperare condizioni fisiologiche soddisfacenti.

Secondo le associazioni firmatarie della missiva al governo (Enpa, Italia Nostra, Lac, Lav, Lipu e Mountain Wilderness) , un territorio così colpito dagli incendi non è in grado di dare il necessario sostentamento alla fauna che è riuscita a sopravvivere alle fiamme e alla scarsità d’acqua.

“E’ intollerabile che in un contesto nazionale di tale drammaticità, nel quale diverse Regioni hanno richiesto o si accingono a richiedere lo stato di calamità naturale, nessuna istituzione abbia messo in dubbio l’apertura della caccia; e come se non bastasse le Regioni aggiungono danno al danno concedendo tre settimane in più di caccia grazie alle preaperture”, scrivono le associazioni nel loro appello al governo.

“Abbiamo deciso di rivolgerci al governo nazionale – concludono le associazioni – perché ha piena competenza amministrativa per poter intervenire con adeguati atti contingibili e urgenti ai sensi della Legge 59/1987, allo scopo di tutelare gli animali selvatici, gli habitat e l’ambiente in generale così come disposto dalla nostra Carta Costituzionale”.

Federcaccia, Enalcaccia e Libera Caccia scrivono a De Luca

Dal canto loro le Associazioni Venatorie della Campania EnalcacciaFedercacciaLiberacaccia, in una nota indirizzata al governatore campano, Vincenzo De Luca, ribadiscono in maniera categorica, la loro contrarietà alla riduzione dei periodi di caccia così come previsti dal Calendario Venatorio approvato dalla G.R. della Campania nella seduta del 14 giugno 2017.

“Per altro – si legge nella nota- le pochissime specie cacciabili nelle cinque giornate di pre-apertura, fatta eccezione per la Tortora, cacciabile solo per tre giornate e con carniere ridotto, appartengono a specie problematiche per le quali, data l’elevata consistenza numerica, alcuni ATC previo censimenti, hanno chiesto ed ottenuto dall’ISPRA parere favorevole al controllo selettivo”.

“Tuttavia – conclude la nota- qualora Codesto Ufficio Regionale dovesse unilateralmente optare per un rinvio degli inizi della stagione venatoria, causa gli incendi ed il perdurante stato di siccità, le scriventi Associazioni pur non condividendone la decisione, chiedono:

  • che il rinvio si limiti solo alla fase di pre-apertura;
  • che, in ogni caso, a decorrere dal 1^ settembre sia consentito l’allenamento dei cani da ferma, cerca e seguita sul territorio di caccia programmato della Regione, come per altro suggerisce lo stesso ISPRA;
  • che l’eventuale rimodulazione del Calendario Venatorio fissi l’apertura della stagione venatoria alla 3^ domenica di settembre, riportando a quella data non solo le specie già previste in pre-apertura ma altresì tutte le specie stanziali e migratorie già previste alla 3^ domenica di settembre, non essendovi alcuna motivazione ostativa di ordine giuridico, scientifico, normativo e tecnico al loro spostamento al 1^ di ottobre”.
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