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E’ Brexit, ma i negoziati non partono (per ora)

La Gran Bretagna vota “OUT”. Cameron si dimette, Juncker chiede l’avvio dei negoziati, ma il Ministro Osborne frena: “Tratteremo l’uscita quando saremo pronti”.

Il 51,9% dei britannici (17.410.742) hanno deciso per l’uscita dall’Europa, 16.141.241 invece hanno espresso la volontà di permanere. Nonostante non sia un plebiscito, la volontà espressa dal popolo va rispettata e le conseguenze non si sono fatte attendere. Sul piano politico, poche ore dopo il voto, David Cameron ha rassegnato le proprie dimissioni da Primo Ministro: “La necessità – ha riferito Cameron – è quella di trovare una nuova leadership che possa governare il Regno”. Non trova spazio, ma solo smentite, la possibilità di un nuovo referendum confermativo su quanto espresso poche ore fa or sono. Nel frattempo Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, ha chiesto di avviare subito i negoziati per il “recesso” del Regno Unito, procedura questa che deve essere attivata solo dalla Gran Bretagna in occasione già del prossimo Consiglio europeo in programma a Bruxelles il 29 giugno. Una comunicazione fondamentale quindi, ma che invece tarderà ad arrivari. George Osborne, cancelliere dello Scacchiere Britannico (si chiama così il Ministro delle Finanze della Gran Bretagna, ndr) ha già annunciato che il Regno di Sua Maestà attiverà la procedura, così previsto dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona, “solo quando saremo pronti”. Lo stesso cancelliere ha poi rassicurato che, durante i negoziati, non ci sarà “alcun cambiamento del diritto delle persone a muoversi e a lavorare, nel modo in cui i nostri beni e servizi sono scambiati o nel modo in cui sono regolati la nostra economia e il nostro sistema finanziario”.

brexit britain eu flagE proprio sul fronte finanziario, poche ore dopo gli esiti del rerendum inglese, le Borse di mezzo mondo hanno fatto registrare forti perdite con la Sterlina in perdita nel cambio con l’Euro. Ma quali saranno le conseguenze commerciali è difficilmente quantificabile, chi perderà o guardagnerà saranno solo i lunghi ed estenuanti negoziati a definirlo. E, vista la premessa annunciata da Osborne, avviare le trattative quando saremo pronti, ci sarà da stupirsi.

 

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