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Benevento, votato il dissesto finanziario dell’Ente. Mastella: “Non potevano fare altrimenti”

Il Consiglio Comunale di Benevento ha deliberato il dissesto finanziario dell’Ente. La decisione è stata assunta con 20 voti favorevoli, 7 contrari e 4 astenuti .

“Ringrazio sia il ragioniere che i revisori dei conti – ha dichiarato il Sindaco Clemente Mastella – è oramai giunto il momento di intervenire: i fatti reclamano che sia così. Siamo andati per ben quattro volte a parlare con il Ministero degli Interni e con la Corte dei conti e ci è stato detto che, se questi sono i numeri, non è possibile fare in maniera diversa. Presentare un piano di riequilibrio (il secondo dopo la bocciatura del 2014, ndr) avrebbe significato ricevere un altro schiaffo in faccia e aggravare la situazione. Dobbiamo pensare piuttosto a come risanare il nostro Comune perché – ha riferito Mastella in Consiglio Comunale – essendoci stato un altro dissesto nel 1993, vuol dire che c’è qualcosa qua dentro che non funziona. Partiremo anche con 7 milioni e mezzo di debiti che non possono rientrare nel dissesto, essendo fondi vincolati della legge 219 da ricostituire nell’apposita voce di bilancio dell’Ente.”

Che cos’è il dissesto finanziario di un Comune e cosa succede ai cittadini ?

L’art. 244 del testo Unico 267 del 2000 stabilisce che si ha dissesto finanziario quando il Comune non è più in grado di assolvere alle funzioni ed ai servizi indispensabili oppure quando nei confronti dell’ente esistono crediti di terzi ai quali non si riesce a far fronte con il mezzo ordinario del ripristino del riequilibrio di bilancio né con lo strumento del debito fuori bilancio. Il dissesto finanziario di un ente locale non può essere equiparato al fallimento di un’impresa privata: l’ente locale non può cessare di esistere.

Gli oneri pregressi (compresi i residui attivi e passivi non vincolati), sono estrapolati dal bilancio comunale e passati alla gestione straordinaria. Un apposito Organo, nominato dal Presidente della Repubblica, si incarica delle insolvenze, attraverso la redazione di un piano di estinzione con il quale viene azzerata la situazione che ha creato il deficit, mentre l’Ente Locale con il suo consiglio eletto inizia una nuova vita finanziaria. La normativa sul risanamento prevede la sospensione della decorrenza degli interessi sui debiti ed il blocco delle azioni esecutive.

Tutti gli Enti Locali che dichiarano il dissesto, devono provvedere con risorse finanziarie proprie. L’ente locale, una volta attivata la procedura del dissesto, deve obbligatoriamente adeguare le imposte, le tasse locali, le aliquote e le tariffe di base nella misura massima prevista dalla legge. Per quanto riguarda il personale dipendente, l’Ente è tenuto a ridimensionare l’organico collocando in disponibilità gli eventuali dipendenti in soprannumero (la proporzione è di 1 dipendente per 93 abitanti). Per questi dipendenti, il Ministero garantisce un contributo pari al trattamento economico per cinque anni come previsto dall’Art 265 del T.U.. La liquidazione dei debiti, salvo eccezioni, con una percentuale  prevista dall’Art. 258 del T.U., va dal 40% al 60%.

Conseguenze per gli amministratori

Le conseguenze di cui sono passibili gli amministratori che la Corte dei Conti avrà individuato come i responsabili del dissesto (l’ultima legge approvata ha eliminato l’estensione della responsabilità ai soli cinque anni precedenti la data della dichiarazione di dissesto), prevedono che essi non possono ricoprire, per un periodo di dieci anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati.

In particolare, i sindaci ritenuti responsabili non sono candidabiliper un periodo di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonché  di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo; inoltre non possono altresì  ricoprire per un periodo di tempo di dieci anni la carica di assessore comunale, provinciale o regionale ne’ alcuna carica in enti  vigilati o partecipati da enti pubblici.

 

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