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Bancarotta ed evasione fiscale: nei guai due imprenditori di Angri

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Bancarotta ed evasione fiscale. Queste le accuse a carico di due fratelli, titolari di una società fallita nel 2018. Scattano i sequestri

Due fratelli di Angri, titolari di una società fallita del 2018, dovranno rispondere delle accuse di bancarotta ed evasione fiscale. La Guarda di Finanza ha eseguito un sequestro preventivo di beni, fino alla concorrenza di circa 800.000 euro.

Gli accertamenti delle Fiamme Gialle della Compagnia di Scafati sono iniziati nel mese di luglio 2018. All’epoca fu dichiarata fallita una società di Angri, operante nel settore della fabbricazione di impianti elettrici per le industrie.

Nel corso delle indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore dott. Davide Palmieri, è emerso che nell’ultimo biennio l’impresa aveva accumulato debiti con il Fisco per diverse centinaia di migliaia di euro. Da ciò scaturì il dissesto finanziario, a dispetto di pochi anni prima, quando la società vantava un attivo di quasi un milione e 300 mila euro.

I militari hanno scoperto che, proprio per ostacolare la liquidazione dei creditori “insinuatisi” nell’asse fallimentare, gli imprenditori avevano falsificato i bilanci e distrutto o occultato Ia documentazione contabile. Avevano dunque svuotato in breve tempo I’azienda di tutti i beni.

Gli imprenditori avevano fatto confluire il denaro su conti correnti personali o di società comunque a essi riconducibili. I finanzieri hanno anche scoperto che gli accusati avevano intestato una nuova e lussuosa Audi A8L a un vicino di casa, per sottrarla al sequestro.

Le indagini hanno permesso di riscontrare anche l’omesso accantonamento del tfr spettante al personale dipendente. Il tutto pari a circa 1 milione di euro.

Le accuse e i dettagli del sequestro

Il Gip del Tribunale di Nocera Inferiore, dott. Gustavo Danise ha emesso un decreto di sequestro preventivo per diversi beni:

  • un edificio di 15 vani
  • un ampio opificio in uso all’azienda
  • tre appartamenti
  • un’autorimessa

Il valore dei beni sequestrati ammonta a circa 800.000 euro. I guai peggiori per i due imprenditori, tuttavia, potrebbero arrivare in seguito. Se infatti le accuse a loro carico saranno confermate, i due rischiano una condanna fino a 10 anni di reclusione.

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