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L’astensionismo si combatte con il voto obbligatorio?

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La grande incognita anche in questa nuova chiamata alle urne è l’astensionismo. Diritto/dovere civico o obbligo?

Negli anni e in vari appuntamenti elettorali nel nostro Paese, le percentuali che hanno raccontato dell’astensionismo dal 1992 ad oggi, crescono elezione dopo elezione e cambiano gli equilibri e le dinamiche politiche. In Italia alle prime votazioni per la Camera del 1948 partecipò il 92,2% degli elettori, nel 2013 si è scesi al 75,2.
La scarsa fiducia nelle istituzioni e il non sentirsi rappresentati in alcuno schieramento politico tra le cause più frequenti di questo allarmante fenomeno di disinteresse alla vita pubblica e a due giorni dalle lezioni preoccupa quanti nuovi aventi diritto, i famigerati “Italia 18”, parteciperanno attivamente alla chiamata al voto. Sarà per loro un privilegio, una meta ambita o scivolerà addosso come un dovere al quale non si ha voglia di ottemperare?

Diritto/dovere civico o obbligo?

In Italia votare è un diritto e un dovere civico, ma non è, per fortuna o purtroppo, obbligatorio. In altri Paesi, 26 in tutto il mondo (fra questi, ad esempio, Australia, Argentina, Belgio, Ecuador, Lussemburgo) ad istituire il voto obbligatorio. secondo l’International Institute for Democracy and Electoral Assistance, invece lo è e sono previste conseguenze per chi non si reca alle urne che vanno dalla semplice richiesta di giustificazione, a sanzioni, fino alla possibilità di non godere più di alcuni servizi pubblici.

«Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è un dovere civico»

In Italia l’articolo 48 della Costituzione recita: «Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è un dovere civico». Mentre l’articolo 115 (abrogato) del Testo Unico del 1957 che disciplinava il voto prevedeva: «L’elettore che non abbia esercitato il diritto di voto, deve darne giustificazione al sindaco L’elenco di coloro che si astengono dal voto senza giustificato motivo è esposto per la durata di un mese nell’albo comunale Per il periodo di cinque anni la menzione ”non ha votato” è iscritta nei certificati ».

Rassegnarsi all’astensionismo?

Già nel tradizionale messaggio di fine anno il Presidente della Repubblica Mattarella si era augurato “che nessuno [rinunciasse] al diritto di (…) decidere le sorti del nostro Paese”.
Un appello superfluo? Non sembra. Basti pensare alle Regionali siciliane del 5 novembre, in cui si è presentato alle urne un mero 47% degli elettori. In un simile scenario viene da domandarsi quale sia, in definitiva, il valore della democrazia quando il voto non esprime di fatto la vera volontà dell’intera popolazione. Ma se da un lato obbligare al voto esprime una maggiore legittimità democratica se supportata dal voto di tutti i cittadini ma anche un effetto educativo sul cittadino, dall’altro obbligare il cittadino a presentarsi alle urne vada contro la stessa libertà voluta dalla democrazia.

Io e la mia generazione abbiamo atteso i 18 anni come una conquista e al pari della patente, di un’idea di indipendenza, c’era la conquista al diritto del voto. Ora spetta noi, alle generazioni di adulti formare i Millennials, e non solo, affinché vivano come una conquista l’esercitare un diritto conquistato con sangue e fatica, perché più spaventosa di una democrazia debole c’è solo l’indifferenza di individui che non conoscono i propri diritti e non sognano di rinsaldare i propri doveri.

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