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Arriva la tv digitale 2.0. Ne sentivamo la necessità?

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Nuova tecnologia per il digitale terreste. Per ricevere i canali televisivi, gli italiani dovranno adeguarsi nel giro di 5 anni. Asta frequenze entro settembre.

A definire le modalità del passaggio alla nuova fase del digitale terrestre è l’Articolo 89 della Legge di Bilancio che dispone l’ “Uso efficiente dello spettro e transizione alla tecnologia 5G”. Tutto nasce infatti proprio dal Piano della Commissione Europea sul 5G, ovvero serve posto nelle frequenze per la nuova modalità per la telefonia mobile, e per liberarle le tv dovranno passare al DVB-T2 che appunto permette la trasmissione dei canali in meno spazio.

Le frequenze della banda a 700mhz attualmente utilizzate per le trasmissioni televisive verranno liberate solo dal 2020: è quanto spiega una nota del ministero per lo Sviluppo Economico (Mise). “Lo switch off con la liberazione della banda 700Mhz – si legge in una nota – avverrà con una transizione di due anni, dal 2020 al 2022, anche se il governo ha iniziato il percorso già lo scorso anno quando ha previsto che dal primo gennaio del 2017 fosse obbligatoria la commercializzazione esclusivamente di televisori con tecnologia T2-Hevc a al fine di avviare con largo anticipo il naturale ricambio degli apparecchi. Solo a partire dal 2020 è previsto lo spegnimento delle frequenze in uso alle emittenti locali e la costruzione del Mux1 della Rai per aree geografiche. Questa fase di transizione, che durerà fino al 2022, non prevede in alcun modo l’introduzione di tecnologia T2-HEVC ma l’uso di tecnologia MPEG-4 già diffusa da qualche anno nei televisori e che nel 2020 sarà disponibile per tutta la popolazione”.

Il primo passo verso la nuova era è affidato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che entro il 31 marzo 2018, dovrà definire le procedure per l’assegnazione dei diritti d’uso di frequenze radioelettriche. Il passaggio successivo è previsto entro il 30 settembre del 2018, quando il Ministero dello sviluppo economico provvederà all’assegnazione dei diritti d’uso della delle frequenze in banda con disponibilità dal 1 luglio 2022.

Successivamente sarà sempre l’Agcom ad adottare entro il 31 maggio del 2018 il piano nazionale di assegnazione delle frequenze da destinare al servizio televisivo in digitale terrestre. Entro il 28 febbraio del 2019, poi, avverrà il rilascio da parte del Ministero dello sviluppo economico dei diritti d’uso, che prevedono per il servizio pubblico ”radiofonico, televisivo e multimediale sino al 40% della capacità trasmissiva del multiplex regionale”.

Per il passaggio al digitale 2.0 la legge di Bilancio mette sul piatto 100 milioni di euro entro il 2022 come contributo alle famiglie per l’adeguamento delle tv in vista dello switch off. La norma prevede infatti un contributo ai costi a carico degli utenti finali per l’acquisto di apparecchiature di ricezione televisiva (tv o decoder) per il passaggio al nuovo standard DVB-T2.

Intanto, per chi deve o vuole comprare un nuovo televisore i problemi non dovrebbero sussistere, visto che il 1° gennaio 2017 è scattato l’obbligo, per i negozianti, di vendere ai consumatori televisori già DVB-T2 o quantomeno abbinati a un decoder compatibile.

Buone notizie anche per chi ha acquistato un televisore nell’ultimo anno e mezzo, perchè è probabile che la tecnologia presente sia già quella valida per il nuovo sistema. Al contrario, se il televisore è stato acquistato prima del 1° luglio 2016 è molto probabile che da luglio 2022 non funzioni proprio più, se non con un decoder a parte.

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