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Arianna Manzo, i genitori chiedono giustizia e annunciano lo sciopero della fame

due locali

Da stamattina in protesta davanti alla sede della Corte d’Appello di Salerno

I genitori della piccola Arianna Manzo, Eugenio Manzo e Matilde Memoli, annunciano lo sciopero della fame «fino a quando i magistrati della Prima Sezione civile, presieduta dalla dottoressa Maria Assunta Niccoli, non emetteranno il provvedimento che riterranno più opportuno».

La giovane cavese era rimasta tetraplegica, sorda e ipovedente a seguito di una procedura medica a cui era stata sottoposta da bambina presso l’azienda ospedaliera “Antonio Cardarelli” di Napoli.

Il tutto a più di sei mesi dalla sentenza del Tribunale di Salerno che ha previsto per la famiglia Manzo un risarcimento di 3 milioni di euro.

La causa era stata intentata dai familiari della piccola Arianna nei confronti dei sanitari che la ebbero in cura appena nata, secondo i quali i medici avrebbero cagionato la patologia somministrandole un trattamento non consono.

Lo scorso 26 novembre, il giudice Giuseppina Valiante aveva accolto le motivazioni che portarono alla denuncia nei confronti dei medici dell’ospedale “Cardarelli” di Napoli, decretando un rimborso di circa 3 milioni di euro, ancora non corrisposto, a favore della famiglia della piccola (oggi quindicenne).

«Le nostre condizioni economiche – hanno dichiarato i genitori di Arianna – non ci consentono più di offrire a nostra figlia l’assistenza continuativa oltre che il minimo delle cure di cui ha bisogno. E, sinceramente, non abbiamo nulla da perdere. Nei giorni scorsi avevamo anche rivolto al Presidente De Luca un appello (a tutt’oggi rimasto inascoltato), pregandolo di sollecitare all’azienda ospedaliera “Cardarelli” un atto d’ufficio che riteniamo dovuto: onorare la sentenza immediatamente esecutiva emessa dal tribunale. Abbiamo bisogno di quel denaro non solo per curare nostra figlia ma anche per costruirle una casa su misura, priva di tutte quelle insormontabili barriere che alcuni non riescono neanche a immaginare».

È per queste motivazioni che i genitori di Arianna hanno preso la drastica decisione di appostarsi davanti alla Corte d’Appello e di intraprendere lo sciopero della fame per sollecitare risposte concrete.

Nel frattempo, però, gli avvocati dell’azienda ospedaliera “Cardarelli” hanno presentato ricorso chiedendo la sospensiva del pagamento e ora si attende il pronunciamento della Corte d’Appello a seguito dell’udienza tenutasi nei giorni scorsi per iscritto, secondo i protocolli covid.

“L’azienda non ha ancora pagato nulla, neanche una piccola somma a titolo di anticipo che ci avrebbe permesso di garantire delle cure indispensabili alla sopravvivenza di nostra figlia – continuano Eugenio Manzo e sua moglie Matilde Memoli –. Noi, dal canto nostro, continueremo ad affrontare le nostre battaglie, aiutati solo dall’avvocato Mario Cicchetti e sostenuti dagli amici più sinceri, nel rispetto della giustizia e contro tutti coloro che pensano che un libero cittadino debba accettare i tanti soprusi di chi si illude di non essere sottoposto alla nostra stessa legge».

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