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Game Of Thrones, ora giocano le donne

Da schiave sottomesse a regine della guerra, da figlie indifese e viziate a indomite conquistatrici, da mogli e madri accondiscendenti a spietate assassine. Il riscatto, in Game of Thrones, è donna.

Via gonnelle, corsi di cucito e lezioni di bon ton. Basta matrimoni combinati, stupri subiti o ambizioni soffocate: ora sono i volti femminili di una delle serie tv più amate degli ultimi anni a scendere in campo per combattere mettendo bruscamente da parte gli uomini guerrieri.

E le armi più affilate sono quelle dell’intelletto: niente spade, scudi o elmi ma ambizione, vendetta e rivalsa infuocate da troppo dolore.

La sesta stagione di Game of Thrones (it. Il Trono di Spade), trasmessa da HBO negli Usa e da Sky Atlantic in Italia, si è conclusa pochi giorni fa appagando a pieno le aspettative e gli appetiti di tanti spettatori/lettori a digiuno da oltre un anno di sviluppi sulle vicende del Continente Occidentale e dintorni.

Considerato che la saga letteraria firmata da G. R. R. Martin stenta a proseguire, la serie ha preso definitivamente il volo staccandosi dalle vicende fatte di carta ed inchiostro e imboccando un percorso pseudo-autonomo (considerato che a supervisionare gli sviluppi di sceneggiatura c’è lo stesso Martin).

Il ruolo della donna, il suo percorso individuale e il suo riscatto non sono certo tema nuovo nel panorama seriale di oggi, eppure in Game of Thrones il senso di rivalsa tutto al femminile ha un sapore diverso – amaro, malinconico – ma sempre empatico. E – è bene precisarlo – fatto sempre di luci e ombre.

Può una madre che a modo suo ha sempre protetto suo figlio, sacrificarlo (indirettamente ma in maniera consapevole) quando questi si frappone tra lei e l’ambizione di una vita, ormai a un passo? Può una giovane “accecata” dalla vendetta rinunciare al suo nome, alla sua stessa essenza, rinnegare il proprio passato per mettersi al servizio di un Dio senza volto? E se un’aspirante principessa, viziata, fosse costretta ad ingannare i propri congiunti ritrovati per salvare l’ultimo brandello d’onore che le rimane? Può, infine, una donna rinunciare al proprio amore senza versare una lacrima?

Domande che trovano sì risposta in Winds of Winter (it. I venti dell’Inverno), ultimo episodio della sesta stagione: eppure si tratta di una risposta “a trabocchetto”, prevedibile a tratti, ma mai scontata perché nulla al “Gioco del Trono” è mai certo (Ned Stark docet).

Così – se si è bravi e furbi da non soffermarsi solo all’apparenza – la crudeltà, l’odio, il risentimento, la vendetta non vanno oltre il filtro televisivo. Quello che passa sono gli sguardi di compassione e solitudine incisi a fuoco sui volti di queste “eroine”. Fuori di metafora – per quanto cruda, cinica e spietata essa sia dal punto di vista narrativo – la lezione è chiara: l’era del “gentil sesso” è ormai storia vecchia e la prossima mossa (al gioco del trono ma non solo) sarà tutta femminile.

 

 

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