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Ad Amatrice per aiutare i nostri amici a quattro zampe. Il racconto del cavese Gianluca Bisogno.

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Mentre la macchina della Protezione Civile è all’opera per dare man forte ai terremotati del centro Italia, c’è chi sta aiutando contadini ed animali a superare il terremoto portando croccantini, paglia e fieno. Spalando tra le macerie per recuperare i nostri amici a quattro zampe incastrati o per riportarli ai proprietari.

Amatrice (RI). “Nei dieci giorni trascorsi lì, mi è capitato di vedere sia gatti che cani randagi appena li incontravamo, cercavamo innanzitutto di farli mangiare e bere per poi avvicinarli cercando di leggere il microchip. Purtroppo da subito ci siamo accorti che il microchip in quelle zone è davvero un optional e quindi era praticamente impossibile risalire al proprietario.”. Queste le parole di Gianluca Bisogno, cavese classe ’78, informatico per professione.

Gianluca vive a Poggio Nativo, in provincia di Rieti ed il 24 agosto ha deciso che bisognava rimboccarsi le maniche ed andare a dare il proprio contributo ad aiutare uomini ed animali in difficoltà.

“Pochi o nessun animale aveva il microchip – spiega Gianluca Bisogno – A quel punto ho cominciato a fare le foto a tutti i cani ed i gatti che incontravamo e li postavo su facebook. Ho capito poi che la cosa migliore da fare era chiedere agli abitanti delle frazioni e farmi dare il numero di telefono del presunto proprietario. In questo modo sono riuscito a risalire ai proprietari di almeno della metà dei cani e gatti incontrati per strada.”

In pochi avranno notato infatti che, oltre alle foto di persone scomparse, molte famiglie affiggevano le foto dei propri animali domestici con la speranza di poterli ritrovare, grazie proprio a persone come Gianluca. Il terremoto però, non ha colpito solo uomini, cani e gatti, ma anche animali delle tante fattorie presenti in zona.

Siamo abituati a pensare che abbiano dignità di vita solo cani e gatti. Che solo loro possano soffrire.

“Per quanto riguarda le altre specie di animali – fa capire il volontario cavese – la cosa è stata molto più difficile perchè le poche volte che ho visto girare le Associazioni nelle frazioni, è stato solo per segnalazioni di cani e gatti”. Troppe volte, fa capire Gianluca, solo i cani ed i gatti vengono considerati animali “che possono soffrire”per tutti gli altri, abituati come siamo a vederli in gabbie, recinti o legati crediamo che per loro la sofferenza non esista “nulla di più sbagliato – sbotta Gianluca – sin dai primi giorni, non mi sono limitato ad interessarmi solo di cani e gatti ma appena trovavo un recinto chiuso, lo aprivo per  cercare di capire quali animali ci fossero e le loro condizioni e per fare questo sono stato fermato diverse volte dalla polizia e segnalato più volte dagli allevatori facendo in questo modo però ho documentato con foto la condizione di alcune mucche con i propri vitellini legati in diversi capannoni con delle catene cortissime, ho trovato diversi asinelli abbandonati in terreni con strutture pericolanti e ho trovato diversi pollai con galline che avevano pochissima acqua e pochissimo cibo.”

L’intervista a Gianluca Bisogno, volontario “indipendente” in soccorso a uomini ed animali di Amatrice

Che dire, facci capire, raccontaci qualcosa di più. So che più di qualche animale è morto di fame e di sete perchè lasciato solo dietro ad un cancello, ingabbiato.

Il primo giorno che arrivai, notai 2 cani anziani chiusi in cancello con poca acqua e senza cibo, chiesi ai vicini e mi dissero che erano i cani dei proprietari dell’Hotel Roma che avendo perso l’hotel e la casa, avevano pochissimo tempo da dedicargli. Tutti i giorni gli ho portato sia cibo che acqua ed un giorno incontrai proprio uno dei proprietari dell’hotel che fu felicissimo di sapere che mi stavo occupando dei loro cani e anzi, mi disse che potevo continuarlo a fare senza problemi perchè loro avevano tanti problemi da risolvere.

Pando, Pedro e Pippo, 3 gattini imprigionati sul tetto crollato

In una frazione di Amatrice (Sant’Angelo), ho conosciuto Susanna, una persona che abita a Roma ma che in estate andava lì con la sua famiglia ed i suoi 3 gatti: Panda, Pedro e Pippo. Dopo il terremoto la sua casa è crollata quasi del tutto ma i 3 gattini si sono salvati ma sono rimasti bloccati sul tetto. Più volte lei li aveva visti al tramonto passeggiare sul tetto ma era impossibile raggiungerli perchè la casa era davvero in pessime condizioni. Vista la sua disperazione mi impegnai in prima persona per il recupero dei gattini. Così, all’alba di un giorno, dopo un giro di telefonate, riuscii ad avere il numero di telefono di Giovanni, veterinario dell’Enpa, che si trovava in quelle zone. Chiesi di portarmi delle gabbie trappola da piazzare sul tetto. Solo in questo modo siamo riusciti a salvare 2 dei suoi 3 gattini. Per poter piazzare le gabbie trappola e cambiare giornalmente il mangime all’interno c’era bisogno dell’intervento dei Vigili del Fuoco ma ovviamente non sempre erano disponibili quindi più volte sono salito io sul tetto per farlo … ti lascio immaginare i ringraziamenti e la stima che Susanna prova per me.

La storia di Daniele e del suo Pinocchio.

Vidi questo asinello che avevo chiamato Pinocchio già dal primo giorno, chiuso in un terreno senza acqua e cibo. Dal giorno dopo e per tutti i giorni a seguire, mi sono recato da lui per farlo mangiare e bere. Ma ero preoccupato. Pinocchio viveva all’interno di una struttura in pietra che era stata gravemente danneggiata dal terremoto, una struttura che poteva crollare in qualsiasi momento, uccidendolo. Dovevo fare di più. Così ho cominciato a chiedere informazioni ed ho scoperto che il proprietario, Daniele, era un abitante di Amatrice. Il terremoto gli aveva ammazzato la madre, la sorella ed altri parenti stretti. Riuscii a recuperare anche il suo numero di telefono, ma mi dissero di non chiamarlo perchè stava attraversando davvero dei giorni difficili. Il mio girare in lungo ed in largo, tra le tante stalle e fattorie, mi consentii di fare amicizia con tantissimi contadini ed allevatori. Per caso, raccontai la storia di Pinocchio e del suo padrone Daniele ad un signore anziano che aveva perso molti animali a causa del sisma. Anche lui conosceva Daniele, l’avrebbe chiamato per chiedergli se poteva spostare Pinocchio nel suo terreno. E così lo chiamò Daniele decise che era giunto il momento di prendere Pinocchio e spostarlo in un altro terreno di sua proprietà dove oltre ad avere acqua e cibo a volontà, non avrebbe avuto il problema della struttura pericolante. Così ho conosciuto Daniele un uomo distrutto dal dolore, ma mai potrà dimenticare i suoi occhi e la sua riconoscenza per l’asinello. Ah, dimenticavo, alla fine ho scoperto anche il nome di Pinocchio: in realtà si chiama Filippo.

Da dove nasce la tua voglia di aiutare i nostri amici a quattro zampe?

Sono sempre stato un amante degli animali e della natura ed il mio volontariato comincia quando avevo 14 anni all’interno di diversi canili. Oltre ad aiutare i cani ed i gatti in difficoltà, in quel periodo della mia vita salvavo e liberavo i cani che subivano delle ingiustizie. Di notte ad esempio andavo nei terreni e liberavo i cani da quelle maledette e cortissime catene alle quali venivano legati per una vita intera. Ero diventato così “famoso” che le persone che venivano ad abbandonare i cuccioli direttamente sotto casa mia “perchè tanto sapevano che io riuscivo a trovargli una sistemazione”.

Ricordo che hai sempre cercato di fare molto per il prossimo. Ricordo qualche anno fa di un tuo viaggio in Africa. Un’esperienza che ti ha cambiato legandoti per sempre al Kenya.

Nel 2010 mi sono trasferito a Roma e nel 2012 ho realizzato uno dei miei sogni più belli: andare in Africa ed aiutare i villaggi in difficoltà, senza appoggiarmi a nessuna associazione. Per realizzare questo sogno creai un gruppo su facebook grazie al quale riuscii a raccogliere tantissimo materiale di prima necessità e circa 600 euro. Con tutte queste cose donate, partii per il Kenya e affittai per 2 giorni una jeep. In 2 giorni riuscii a raggiungere 6 villaggi interni del Kenya ed è stata una delle esperienze più belle, emozionanti e istruttive della mia vita. Arrivai in zone dove i bambini non avevano mai visto un uomo bianco e dove gli abitanti dei villaggi, quando capivano che ero lì per aiutarli, mi dimostravano la loro riconoscenza e la loro gratitudine in un modo fantastico. Tornare a casa non è stato facile, posso dire che non mi sono mai completamente distaccato: pensa che utilizzo ancora quel gruppo su facebook per inviare soldi alle persone che ho conosciuto.

Mi dicevi di essere diventato vegano. Una scelta di vita che comporta dei grossi cambiamenti, ma che nasce molto probabilmente da un’esperienza molto forte. Posso chiederti perchè sei diventato vegano?

Nel giugno del 2007 sono stato operato perchè mi trovarono un tumore grandissimo al surrene sinistro. Un tumore che, a detta dei medici, è causato al 90% da un’alimentazione sbagliata. Lo dico perchè è stato solo in quel momento della mia vita che ho cominciato a preoccuparmi della mia alimentazione. La probabilità di morire era molto alta ed invece, ne sono rinato. Dall’estate 2014 infatti, ci ho messo un pò per capirlo, ma meglio tardi che mai, sono diventato vegano. Ho capito che la mia alimentazione non solo provocava danni a me stesso, ma soprattutto a miliardi di animali che ogni anno vengono fatti  nascere e morire negli allevamenti intensivi in condizioni indecenti. Talmente indecenti che quando le ho viste con i miei occhi mi sono vergognato di appartenere alla razza umana. Ma questo è un discorso lungo, anzi lunghissimo.

Vegano, vegetariano o onnivoro, ciascuno vive come pensa sia meglio. Il tuo caso però mi ha colpito perchè non ti sei solo limitato a prendere atto di una morte scampata, ma hai dato seguito ad un consiglio di un dottore. Quello che non fa un fumatore che pur sapendo dei pericoli del fumo, continua inesorabile.

Essere amante degli animali, fino in fondo, comporta delle scelte. Pensa che io ho cominciato a frequentare i Santuari per animali salvati dai mattatoi e dagli allevamenti intensivi. Ho visto con i miei occhi le torture, le condizioni allucinanti di questi poveri ed indifesi esseri viventi che, a causa delle nostre scelte alimentari, sono costretti a vivere una vita in schiavitù, imprigionati in gabbie grandi quanto il proprio corpo.

Torniamo sul tuo prezioso contributo ad Amatrice. Un contributo spontaneo, il 24 agosto eri vacanza?

Il 24 agosto ero in vacanza. Il 25 ho raggiunto le zone colpite per aiutare persone ed animali in difficoltà. Così come per il Kenya, io non faccio parte di nessuna associazione quindi giunto sul posto mi sono dovuto “arrangiare”. Per i primi 5 giorni ho dormito in macchina e mi sono lavato nei bagni dei bar o nel bagno della comunità montana di Posta, un paesini a 30 minuti da Amatrice. Un giorno mi sono lavato anche in un lago bellissimo che si trova in quelle zone.

Al fianco dei volontari OIPA e WWF per capire come muovermi poi autonomamente ho girato con la mia macchina

Ogni giorno recuperavo il mangime per animali da vari depositi e cominciavo il mio giro quotidiano. Mi sono dedicato alle frazioni di Amatrice dove la situazione era ugualmente critica, ma c’erano molti meno aiuti. Ho trovato animali soli, abbandonati dai proprietari perchè morti sotto le macerie o perchè si sono dovuti allontanare da quelle zone non avendo più una casa. Cani, gatti, asini, galline, conigli, cavalli e mucche a tutti ho cercato di portare cibo e assicurarmi che avessero acqua a sufficienza. Su un libricino mi annotavo per ogni frazione, le urgenze e gli animali in difficoltà in modo da poter pianificare ed organizzare il materiale da portare per il giorno dopo. E mentre facevo questo “lavoro” mi sono inevitabilmente affezionato sia alle persone che agli animali che incontravo ogni giorno. Ho stretto legami forti con le persone delle tendopoli, con i proprietari degli animali, con i vigili del fuoco e con gli animali più in difficoltà e che avevano bisogno del mio aiuto. Ho lasciato i miei recapiti a quasi tutte le persone che incontravo quindi durante questi miei giri il telefono squillava costantemente ed ogni giorno c’erano sempre nuove segnalazioni da verificare. Dopo 5 giorni trascorsi a dormire in macchina, mi sono appoggiato in una tendopoli della protezione civile dove ho conosciuto dei ragazzi fantastici di un’altra associazione, Arcadia onlus, che mi hanno ospitato nella loro tenda. E così ho rivissuto un pò la vita della tendopoli che già avevo conosciuto dopo il terremoto de L’Aquila quando andai, anche lì, come volontario, per aiutare nelle mense e nei depositi di beni di prima necessità.

Ultima cosa, hai spesso parlato di “noi” devo presumere che “indipendente” si, ma con qualche aiutino.

Si ed approfitto per fare qualche ringraziamento. Grazie speciale alle volontarie Valentina, Gabry, Giada, Raffaella, Tiziana e all’Arcadia onlus, associazione che, negli ultimi cinque giorni, mi ha ospitato nelle tende messe a disposizione dalla Protezione Civile.

 

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Antonio Ioele

Antonio Ioele

10 anni, tra Italia ed estero, tra radio, tv, carta stampata e web. Da febbraio 2017 sono il delegato dello "Studio Associato laRed" (P.IVA 05569100653), proprietario della testata giornalistica laRedazione.eu.

Il portale www.laredazione.eu è fisicamente alloggiato presso i server di Aruba S.p.A.

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