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25 Aprile: ce lo ricordiamo ancora perché si festeggia?

Domani ricorre il 75° Anniversario della Liberazione dall’occupazione nazi-fascista.

Di solito la tematica della Liberazione dall’occupazione nazi-fascista, è quel paragrafo dei libri di storia un po’ striminzito, situato nelle ultime pagine dedicate al Secondo conflitto mondiale. Si arriva a studiarla durante il mese di maggio, quando rientrare in classe dopo l’ora di educazione fisica è già una tortura. La professoressa parla tutti i giorni della maturità e tu vuoi solo che il mese di luglio arrivi presto.

Ne parlo da ex studentessa che ha vissuto il liceo, e conosce le dinamiche di un ultimo anno forse troppo denso di responsabilità e di scelte. La nostra memoria storica viene da lì però, da quei banchi di scuola tanto odiati, ma anche amati, o dai racconti dei nonni per chi ha avuto la possibilità di ascoltarli. La superficialità di allora, che potremmo definire giustificata, non deve però scatenare una banale semplificazione di quello che è realmente successo.

Il processo di liberazione è iniziato circa venti mesi prima del 25 Aprile. Da quel famoso Armistizio firmato in gran segreto dal Generale Badoglio a Cassibile con gli alleati, l’8 settembre 1943. Automaticamente l’Italia si è ritrovata nel caos più totale, divisa e senza uno Stato Sovrano.

E Mussolini? E i Savoia? Ma soprattutto cos’è il CLN – Comitato di Liberazione Nazionale? Il 25 aprile è stata liberata Milano, e quando il resto d’Italia?

Ovviamente non sta a me spiegare cosa è avvenuto in quel frangente storico, vitale per la nascita del nostro stato democratico.

Però posso condividere con voi materiale audio- visivo, fotografico e letture, che possono andare a colmare o a spiegare in maniera diversa, anzi direi più accattivante quello che è successo.

Partiamo dalla piattaforma RaiPlay che ha creato una playlist apposita che si chiama “25 Aprile #iorestolibero”. All’ interno sono state inseriti documentari storici, film e fiction Rai che hanno trattato l’argomento. Ad esempio ci sono i “Racconti della Resistenza”, tratti da “Il clandestino” di Mario Tobino e “Il voltagabbana” di Davide Lajolo. Due racconti italiani sulla Resistenza, con la regia di Anton Giulio Majano e Nelo Risi e la cura dello scrittore Raffaele La Capria, andati in onda il 17 e il 24 novembre 1965.

Sempre su RaiPlay vi segnalo “Pertini, il presidente partigiano” un omaggio a uno dei Presidenti della Repubblica più amati dal nostro Paese (dal 1978 al 1985). Esponente del socialismo italiano, antifascista, partigiano e padre costituente. Quando il 24 aprile del 1945 gli alleati superarono il Po,il popolo aveva iniziato a ribellarsi con il sostegno dei partigiani. A Milano era stato proclamato, uno sciopero generale, annunciato alla radio “Milano Libera” proprio da Sandro Pertini (clicca sul video).

Domani Sky Arte ci regalerà un documentario che alzerà il velo su un’altra tematica troppe volte taciuta da un racconto storico maschilista sulla Resistenza: quella delle donne partigiane.

Il documentario “Partigiane 2.0 – La libertà ha sempre vent’anni” andrà in diretta streaming alle 15.00 e alle 21.00 su https://arte.sky.it/diretta/ e https://video.sky.it/ e anche in onda alle 21.15 sul canale televisivo. Una produzione Associazione Chiamale Storie e Sky Arte, nell’ambito del progetto memoMI, realizzata da 3D Produzioni con il contributo di Comune di Milano e Fondazione Pasquinelli. Il documentario si avvale di molte testimonianze e documenti storici preziosi. Tra cui le immagini di “La donna nella Resistenza”, il documentario girato nel 1965 da Liliana Cavani. La prima che ha denunciato l’ipocrisia calata sulle donne partigiane. Quest’ultime sono state ridotte nell’immaginario collettivo a crocerossine, semplici assistenti, anziché vere combattenti.

In merito allo stesso argomento, vi segnalo non solo la sezione dedicata sul sito dell’ ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) https://www.anpi.it/storia/196/le-donne-nella-resistenza ma un altro documentario disponibile in streaming su Open Ddb “Banditehttps://www.openddb.it/film/bandite/?fbclid=IwAR3I7u_8e6ZFLqbDetFS_tESRLABtldOoUKz9fRY7ZjetPSK5chJa9fV-bA (soggetto e montaggio di Alessia Proietti e la regia è Alessia Proietti e Giuditta Pellegrini). Testimonianze di partigiane che hanno lottato in prima linea con gli uomini dal 1943 al 1945. In più “Bandite” pone l’accento su una domanda cruciale e attuale per le lotte femminili del mondo contemporaneo: quanto ancora c’è da conquistare affinché ci sia una reale parità di opportunità e aspettative per le donne?

Finito? Non ancora!

Tenendo conto delle attuali restrizioni dovute all’emergenze del Covid19, la mostra “Milano Libera. Storie, immagini e voci della Resistenza“, realizzata da Istituto nazionale Ferruccio Parri e Anpi, in collaborazione con Comune di Milano, Casa della Memoria, Milano è Memoria e Aned, sarà online dalle 19.00 di oggi sul sito www.milanolibera.it.

Tre le sezioni che compongono la piattaforma: storie, immagini e voci. Nella prima sono state raccolte le vite dei protagonisti, anche meno conosciuti, di quella stagione. Nella sezione «Immagini» si trovano, invece, i disegni della collezione Mario De Micheli (critico d’arte e scrittore antifascista, che insieme alla moglie salvarono la vita di molto ebrei). Infine la sezione «Voci» contiene una playlist di canzoni trasmesse dall’ emittente partigiana Radio Nord Ovest tra aprile e giugno 1945.

A questo punto penso di aver condiviso con voi quasi tutto il materiale che sono riuscita a reperire in questi giorni, avendo fiducia nel fatto che almeno uno di questi possa suscitare in voi la curiosità di saperne qualcosa in più.

Nel momento storico e sociale che stiamo vivendo, possiamo solo imparare dal passato. Sentiamo spesso utilizzare il termine guerra, addirittura c’è chi parlava del 25 aprile come data simbolo per la liberazione dal virus. La liberazione dal virus non è ancora avvenuta, ma soprattutto possiamo affermare che non siamo in guerra. Non ci sono bombardamenti, non c’è il razionamento del cibo, non c’è stata vietata la libertà di pensiero e di parola.

L’unico punto in comune è che la condizione attuale ha stravolto le vite di tutti, come allora. Per noi che eravamo abituati a correre, ad aggirare gli ostacoli pur di arrivare alla meta, adesso non possiamo farlo più. Quindi sfruttiamo questo tempo e giornate come quella di domani, per capire che ci vuole perseveranza e unione per poter superare un momento come questo. Perché arriverà il momento della parola fine e allora si dovrà ricominciare a ricostruire, un po’ come hanno fatto i nostri nonni settantacinque anni fa.

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