Cava de' Tirreni EVIDENZA

Droga nelle tazzine di caffè: carcere per i pusher cavesi

la red operazione droga hair coffee

A quasi un anno di distanza, il prossimo 13 febbraio, si deciderà definitivamente sulle sorti dei 13 pusher imputati nel processo di spaccio di droga nella movida di Cava de’Tirreni.

L’inchiesta “Hair Coffee”, venuta a galla lo scorso 1 febbraio 2016, e coordinata dal pm Giuseppe Cacciapuoti della procura di Nocera Inferiore unitamente alle indagini dei carabinieri della Tenenza cavese, proseguono oggi con la richiesta del pm Ernesto Caggiano della Procura di Salerno, di complessivi ottantaquattro anni di carcere così inflitti:

12 anni  e 4 mesi di carcere sono stati chiesti per Antonio Benvenuto, 9 anni per Gennaro Scirpola, 8 anni e 4 mesi invece per Giuliano Pasquale, 8 anni per Carlo Lamberti,  Raffaele De Martino e Domenico Caputano, sei anni invece per Carmela Bisogno, Arianna Villani e Carmine Medolla, e ancora 4 anni e 4 mesi per Debora Abbamonte  e 4 anni per Umberto Della Monica e Maria Elena Dominique Guidotti Di Montegualtieri.

La cronaca

Nascondevano cocaina, hashish e marijuana anche nelle tazzine di caffè pronte ad essere vendute agli acquirenti di un’età tra i 18 e i 40 anni, al telefono parlavano di pizze, capi di abbigliamento ed altro per mascherare il traffico di droga. Tutto nel pieno centro di Cava de’ Tirreni, nel bar “Hair Coffee” in via Montefusco, alle spalle delle Poste centrali e a due passi dai portici.

A fornire la droga erano fornitori della zona di Boscoreale-Pompei-Torre Annunziata, come quella fornita dal pompeiano “Pascal ‘o chiatt”.

In città erano gli unici ed il giro attorno al noto bar era di notevoli dimensioni, tanto da suscitare le ire degli abitanti della zona, che assistevano a viavai di giovani fino alle 3 di notte che acquistavano stupefacenti di ogni genere che poi consumavano sotto i portici o nelle zone limitrofe.

Le indagini dei carabinieri sono proseguite per mesi ed hanno ripreso una serie di consumatori, la maggior parte dei quali hanno avuto la spudoratezza di negare anche di aver acquistato droga dai venditori, finendo così, più o meno inconsapevolmente, nei guai.

 

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